Il silenzio dei digitanti per la politica

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Da recenti studi sul comportamento umano nell’uso di internet e della comunicazione social è emerso che stranamente i digitanti hanno la tendenza a non occuparsi di questioni di politica ne pubblicamente ne tra i propri familiari, amici, followers e colleghi di lavoro. Il motivo di tale scelta pare sia dovuto alla convinzione che il proprio punto di vista non possa essere condiviso, ma ancor più possa suscitare critiche indigeste dalle persone più vicine.

Un approccio all’apparenza in cotraddizione con le finalità native dei social media, piattaforme sviluppate per offrire agli utilizzatori luoghi di discussione in cui ci si può sentire liberi di esprimere le proprie opinioni. Infatti, avviare pubblicamente un dibattito politico consentirebbe al digitante di arricchire la propria visione e il proprio credo con nuove prospettive, probabilmente impensate o inaspettate. Ma a quanto pare, ciò non basta a smuovere gli utenti da questo modo di fare e pensare.

In realtà, l’indagine è stata condotta durante il periodo in cui, a livello mediatico, su tutti i giornali mondiali comparvero le fughe di notizie di Snowden. I risultati hanno prodotto diverse importanti intuizioni: la gente era disposta a discutere della vicenda Snowden meno nei social media piuttosto che di persona; l’86% degli intervistati era disposto a interloquire di persona sul caso, ma solo il 42% degli utilizzatori di Facebook, Google+ e Twitter era disposto a pubblicare le proprie opinioni su queste piattaforme. Inoltre, coloro che erano disposti maggiormente a condividere le proprie idee lo facevano solo se erano sicuri di ricevere il giusto consenso dai propri followers.

Purtroppo, una comunità può dirsi davvero informata se c’è una maggiore apertura alla condivisione di informazioni e opinioni su importanti questioni politiche, oltre alla disponibilità a discutere di questi temi con tutti coloro che ci circondano. La nascita dei social media, come Facebook, Google+ e Twitter, ha permesso l’introduzione di nuovi spazi comunicativi in cui si possono svolgere dibattiti e discussioni politiche. Purtroppo, questo rapporto sottolinea l’auto-censura messa in atto dal digitante solo perché pensa di avere opinioni condivise solo da una minoranza.

 

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