Gli auguri virtuali ed i messaggi di cordoglio (non) hanno senso

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Qualche giorno fa mi è capitato di ascoltare una conversazione tra due ragazzi adolescenti, ed uno dei due un pò stizzito ha chiesto  all’altro «oggi è il mio compleanno, ma perché nessuno mi ha fatto gli auguri nonostante gli avvisi di facebook e netlog? Posso capire che qualcuno si può essere dimenticato, ma quelli che sono online è impossibile che non si sono accorti del messaggio di promemoria!» . Senza troppi fronzoli, la mia prima riflessione è stata “ma dov’è il problema?”; effettivamente, successivamente non ho potuto esimermi dal sviscerare anche questa tematica.

Aspettarsi che i propri amici facciano gli auguri solo online evidenzia una certa lacuna nel comprendere che i veri valori della vita sono ben altri. Come è anche vero che l’amicizia così come l’amore, non possono essere vissuti esclusivamente attraverso lo schermo di un pc o di un dispositivo mobile; bensì, è importante coltivare i rapporti personali anche per le vecchie vie approcciandosi nella vita reale e non soltanto in quella virtuale. Assodate queste nozioni, che ritengo si debbano considerare alla base del buon senso, proverò comunque a valutare la causa che ha procurato una tale frustrazione, sofferenza o mancanza.

Il primo dubbio che possiamo sfatare è quello se tra i propri contatti ci sono veri amici o semplici conoscenti. A questo è strettamente collegato il gesto stesso che scaturisce dai seguenti fattori: disinteresse, distrazioni, poca conoscenza dell'”amico” o meglio “contatto”, timidezza, presa di posizione e impegni vari che non hanno permesso all’amico di accedere al social. A questi bisogna poi aggiungere coloro che hanno poca praticità degli strumenti informatici e che evitano di cliccare su un bottone perchè hanno il terrore di poter far danni.

E’ rispettabile anche l’opinione di coloro che preferiscono ricevere gli auguri solo di persona e non su Facebook, Twitter o messaggistica varia; questi per evitare l’intasamento della propria bacheca, nel breve periodo a cavallo di una ricorrenza preferiscono disabilitare il proprio account. C’è persino chi decide di non indicare la propria data di nascita, di inserirne una errata o riguardante quella di un personaggio famoso.

Capitolo a parte lo meritano i messaggi di cordoglio o i necrologi virtuali, i quali sono alimentati da una diffusione virale, sorretti da sfoghi e pensieri personali che sistematicamente appaiono solo agli occhi dei viventi interessati dallo sfortunato evento. Ha senso intasare la bacheca del profilo di un amico o conoscente che non c’è più? Non sarebbe più semplice rispettare la regola più elementare che il buon costume ci insegna: il silenzio. Ma tale scelta come viene interpretata da chi ha subito la perdita e che lo strumento social lo utilizza continuamente?

 

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