Meno posti di lavoro con web e robot

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L’evoluzione delle macchine e l’avanzata della nuova tecnologia continua a mietere posti di lavoro; in passato i macchinari delle fabbriche erano malvisti come carnefici degli operai. Oggi è la volta dei lavori impiegatizi e non solo.
In occasione del Festival dell’Economia, svoltosi dal 2 al 5 giugno 2016 a Trento, durante il convegno “Web, Robot e la fine del lavoro” si è discusso sulla crescita economica senza occupazione, affrontando la problematica della riduzione dei posti di lavoro prendendo spunto dal libro di Riccardo Staglianò, Al posto tuo. Al dibattito hanno partecipato oltre allo stesso autore del libro, la statistica italiana Linda Laura Sabbadini e l’attuale Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Giuliano Poletti.

Secondo la Sabbadini nei prossimi anni sul piano occupazionale nasceranno problematiche sempre più gravi se non si interverrà in tempo utile con politiche di alfabetizzazione digitale. Assisteremo ad uno shock fortissimo per la mancanza di capitale umano formato ad accogliere le nuove tecnologie, oltre ad una drastica riduzione delle relazioni umani.
Per Sabbadini, la sfida va affrontata subito e spetta alle istituzioni occuparsi del futuro delle attuali e nuove generazioni. Tra i rischi ha menzionato: l’aumento della povertà, la disuguaglianza sociale e lavorativa, con bruschi cambi nel tenore di vita. Il rimedio secondo la Sabbadini va ricercato nel continuo rimettersi in gioco.

Molto più drastico, Giuliano Poletti, secondo il quale siamo già in ritardo; l’Italia difronte alle sfide tecnologiche ha puntato alla difesa piuttosto che reagire ed innovare. Ciò ha prodotto delle conseguenze: la difesa del lavoro non ha efficacia in questo periodo storico poichè le richieste del mercato richiedono una elevata mutabilità; è anche vero che il lavoro è in grado di rendere attive le persone ma resta pur sempre un paradigma da discernere dalla garanzia di avere un reddito economico.
Per Poletti in questi anni in Italia si è puntato al risparmio e non all’investimento, ma è da quest’ultimo punto che bisogna ripartire per riuscire nel cambiamento e nell’innovazione.
I cambiamenti accadono tutti i giorni, e solo se si è dinamici si riuscirà a superare l’attuale stallo economico: qualche decennio fa il mondo era come un pedone si muoveva piano e ci si poteva fermare; oggi lo stesso mondo è su una bicicletta, un volta in sella deve continuare a pedalare per non cadere. Poletti ha poi concluso affermando che non assisteremo ad una transizione omogenea, ma si verificheranno periodi di accelerazione e rallentamenti in questa trasformazione economica e culturale: in breve saremo meno impegnati nel lavoro e  ci sarà più tempo libero, ma dedicare come?

La conclusione della serie di interventi è spettata a Riccardo Staglianò, autore del libro “Al posto tuo”, da cui è stato preso spunto il convegno “Web, Robot e la fine del lavoro”. Staglianò ha menzionato una serie di esempi pratici tramite i quali è abbastanza evidente come stà mutando il mercato del lavoro. Ad esempio grazie ai Mooc (Massive Open Online Courses) i docenti oggi sono in grado di offrire le proprie lezioni ad un pubblico simultaneo di 160.000 studenti. O il divario stratosferico rapporto tra kodak ed instagram. 140.000 dipendenti licenziati dal colosso che ha fatto la storia della fotografia contro gli appena 13 dipendenti della startup acquisita recentemente con 1 miliardo di dollari da Facebook.
La tecnologia muta e con essa anche il mercato del lavoro, del sociale e culturale.

 

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