La simbiosi tra uomo e macchina

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La relazione tra uomo e macchina è una materia alquanto complessa, in quanto gli stessi strumenti utilizzati quotidianamente stanno contribuendo a plasmare l’uomo e il suo approccio con la  natura circostante. La tecnologia oggi è in grado di offrire esperienze sempre nuove, con cambiamenti ed adeguamenti tendenti alla cyborg esistenza.
L’uomo tecnologico si ritrova a ricoprire il ruolo di creatura in continuo divenire e la tecnologia lo aiuta in questa trasformazione in maniera del tutto naturale, ma volutamente programmata. Difatti, la tecnologia è divenuta talmente invandente sin da influenzare il corpo umano ed il suo stadio evolutivo; si pensi alle protesi chirurgiche entrate in commercio già da diversi decenni, entrate a far parte del vivere quotidiano del nuovo uomo.

Il corpo acquisisce così una nuova centralità, in quanto diventa custode della nuova materia fisica, consentendo all’energia vitale di poter animare il tutto. Le tecnologie migliorative, quindi, mirano al perfezionamento del corpo grazie al quale un nuovo uomo potrà condurre il suo processo di evoluzione, scaturendo probabilmente una crisi di identità. Con la ricerca penetrante dei meccanismi della natura l’uomo ha iniziato ad indagare il corpo stesso e ad adottare principi fisici in modo da replicare a proprio interesse i fattori più vantaggiosi.

Una visione molto probabilmente già intravista in passato da Joseph Licklider, che nel 1960 pubblica un importante scritto “Man Computer Symbiosis”, periodo in cui era convinto delle potenzialità simbiotiche tra la macchina e l’uomo proprio come accade nel processo biologico dove due organismi completamente diversi diventano indispensabili l’uno per l’altro.
Nel suo articolo, Licklider auspica lo sviluppo della interazione cooperativa fra gli uomini e i computer elettronici, in modo da raggiungere due importanti obiettivi: il primo, consentire ai computer di semplificare il pensiero nelle operazioni di calcolo come già accade ora nella risoluzione di problemi di calcolo, e secondo consentire agli uomini e ai computer di cooperare nella presa di decisioni e nel controllo di situazioni complesse, evitando una rigida dipendenza da situazioni predeterminate.

In questo rapporto simbiotico preprogrammato, gli uomini potranno conseguire dei risultati, formulare ipotesi, determinare dei criteri, e stabilire delle conclusioni. I computer compieranno il lavoro di routine preliminare al momento dell’intuizione, e della decisione, nel pensiero tecnico e scientifico. Le analisi preliminari dimostreranno che la relazione simbiotica può ottimizzare le operazioni di pensiero meglio di quanto possa fare un uomo con le proprie sole forze. I prerequisiti per una effettiva realizzazione di una relazione cooperativa riguardano lo sviluppo nel computer del time-sharing, dei componenti e della organizzazione della memoria, dei linguaggi di programmazione e dell’equipaggiamento delle tecnologie di input ed output.

In conclusione, la simbiosi uomo-computer supererà la semplice convinzione di uomo meccanicamente esteso, con la quale si ritiene l’intelletto umano fornire l’iniziativa, la direzione, l’integrazione, e le modalità e le terminazioni meccaniche dei sistemi non essere altro che semplici estensioni e appendici. Se analizziamo l’influenza umana intercalata all’interno di un sistema tecnologico emerge che negli ultimi anni è avvenuto un formidabile cambiamento. Le macchine hanno sostituito gli esseri umani, per mezzo dell’automazione, e gli uomini che restano, sono lì più per aiutare che per venire aiutati.
Gli eventi passati ci hanno mostrato l’evoluzione continua messa in atto dalla società; in futuro nuovi spunti e opportunità emergeranno dal lavoro comune condotto da macchina e uomo.

 

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