Immortalità: l’uomo la raggiungerà grazie a IA e biotech

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In un incontro svolto con gli studenti della Singularity University, l’università realizzata in collaborazione con Google ed il NASA Ames Research Center, lo scienziato Ray Kurzweil ha spiegato che lo sviluppo tecnologico sta sovvertendo il concetto di mortalità, e la natura stessa di noi umani. Secondo una sua previsione entro il 2050 il progresso medico consentirà alle persone di prolungare radicalmente la durata della propria vita, preservandone al contempo o addirittura migliorandone la qualità con l’invecchiamento.

Per Kurzweil il processo di invecchiamento potrebbe dapprima venir rallentato, poi fermato e poi addirittura invertito man mano che si renderanno disponibili nuove e migliori tecnologie mediche. Ha sostenuto, inoltre, che molto di questo si dovrà all’avanzamento dell’Intelligenza Artificiale (IA) ed ai progressi nelle biotecnologie e nanotecnologie mediche, che consentiranno a macchine microscopiche di spostarsi all’interno del corpo e riparare qualsiasi tipo di danno a livello cellulare.

Una visione notevolmente futuristica e affascinante sul piano evolutivo dell’uomo, ma che non può fare a meno di confrontarsi con i paradigmi e i ritmi dettati dalla natura. A questo proposito un punto di vista alternativo lo concede il biologo P.Z. Myers, che criticando le predizioni di Kurzweil, sostiene che sono stati scelti e menzionati solo eventi che sembrano supportare la sua idea di una crescita tecnologica esponenziale che dovrebbe portare ad una singolarità, mentre ignora eventi che non vi si conformano o che non sono direttamente collegate all’arbitrio del singolo.

 

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