Il federalismo digitale può essere superato

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Continua ad allargarsi la forbice/divario tra le PA virtuose dotate di infrastrutture tecnologiche funzionali per i cittadini e quelle che arrancano nei meandri burocratici per l’ottenimento/stanziamento di risorse economiche che continuano a privarsi di importanti servizi digitali. Analogamente, a titolo di esempio, non ha alcun senso assistere a svariati e differenti sistemi informativi programmati per elaborare un fascicolo sanitario elettronico, ma che non potrà essere riutilizzato o importato in un altro sistema IT.

E’ compito dei programmatori, ma in primis degli analisti, farsi carico del destino digitale della pubblica amministrazione, chiamati ad intervenire sulla definizione delle politiche digitali. Il federalismo digitale oggi mostra una difformità di risultati a livello nazionale, con evidenti impatti in termini di gap anche rispetto agli obiettivi comunitari.

Negli ultimi decenni le regioni e le autonomie locali hanno utilizzato quantità industriali di denaro (fondi europei e statali) per dar vita a centinaia di progetti quasi tutti ineccepibili sotto il profilo della qualità di esecuzione ma assai raramente caratterizzati da una visione sistemica capace di valicare i confini amministrativi di pertinenza del singolo ente promotore.

Allora, è importante che si cominci a ragionare in un’ottica di sistema che veda al centro il raggiungimento di un obiettivo nazionale piuttosto che la salvaguardia dello spazio digitale del singolo ente. Inoltre anche l’industria ICT deve prodigarsi a fare la sua parte.

 

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