Ma la tecnologia unisce o separa?

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L’evoluzione tecnologica avanza ogni giorno, penetrando in ogni ambiente sociale, lavorativo ed educativo; anche coloro che hanno sempre mostrato riluttanza nei confronti del “nuovo digitale” ogni giorno si trovano a doversi scontrare con modi di fare, gesti e metodologie che costringono un uso sempre più massivo dei supporti tecnologici, modificando sostanzialmente anche il rapporto umano.

Cercherò di fare qualche esempio partendo dal più banale svago quotidiano: gli adolescenti, come anche una buona fetta di adulti, oramai hanno rimpiazzato i tipici giochi manuali fatti di legno, plastica o tessili con applicazioni digitali tuttofare. Pensare che quando ero più piccolo l’attesa di poter andare a giocare con le biglie o a tirare due calci al pallone con gli altri bambini era quasi rituale. Scherzi, liti, schiamazzi e confronto continuo riempivano la giornata ludica infantile; a quei tempi anche i giochi di ruolo erano molto criticati poiché si pensava che giocare con la fantasia poteva nuocere le menti delle nuove generazioni. Oggi la creatività è già inscatolata e circoscritta dagli stessi sviluppatori e creativi grafici.

Per chi, invece, ha voglia di shopping gli e-commerce permettono l’acquisto di una vasta scelta di prodotti e servizi senza doversi muovere da casa; e se proprio si vuole andare in un negozio fisico per consentire alle gambe di riprendere la loro funzionalità primordiale ci si può imbattere in camerini digitali in cui non sarà più necessario indossare il capo d’abbigliamento.
Grandi display permettono di virtualizzare la vestibilità del capo e di condividere con gli amici lo scatto fotografico per chiedere pareri ed opinioni. Il gusto personale è ormai superato, conta di più cosa preferiscono gli altri e poi troppa fatica ogni volta che si è alle prese con la prova di maglie, pantaloni e scarpe nuove, anche se prima o poi dovremo indossarle e scoprire così che quel capo non era della nostra misura.

Per gli amanti della cultura e dell’arte è possibile visitare molti grandi musei con panoramiche e tour virtuali senza doversi scomodare nel percorrere le lunghe ed estenuanti sale espositive. In più la tecnologia ci permette di poter osservare una tela da vicino e da lontano senza intaccare l’incolumità dell’opera, ma rimarrà purtroppo una visione sommaria e piatta imposta dalla rigidità del monitor. E’ certo che non si potranno mai apprezzare i contrasti dettati dalla luce circostante che armoniosamente influenza la percezione di un’opera; come anche gli odori e l’atmosfera offerta da un santuario della cultura come sa essere un museo.

In ambito educativo, la Scuola 2.0 ormai sfrutta a pieno gli aiuti che provengono dalla rete; la ricerca di contenuti multimediali didattici pare stia addormentando il ricordo dei tempi in cui ci si dirigeva in biblioteca alla scoperta di libri e testi da poter confrontare silenziosamente con altri studenti. Come anche la continua condivisione di testi, documenti, video e foto: ma siamo sicuri che tramite lo scambio di tutti questi bit riusciamo a condividere realmente le nostre vere emozioni?

Infine, per gli amanti del viaggiare la cultura digitale ci permette di fare il giro del mondo sufficientemente con l’accoppiata Google Maps e Wikipedia, però ammettiamolo: quanti preferirebbero rivivere l’esperienza di Ferdinando Magellano. Le distanze sono notevoli, ma la tecnologia è in grado di unire le persone lontane ma continua ad allontanare quelle tra loro vicine.

 

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